mercoledì, giugno 02, 2010

LETTERA APERTA DA QUALCUNO

Caro amico, sto per completare i miei trenta: grazie per aver vissuto tante avventure, aver dipinto sogni, accettato sfide, vinta la lontananza che dai boschi ci ha portato in città ad inquinare il respiro e allevare il futuro. Tanti anni alle spalle e il mondo cambiato sotto i nostri passi, il PCI è svanito, il PC ha lasciato posto al MAC sui nostri banchi, i lunghi capelli sostituiti dal crine borghese, e la lotta?
Credo di avere ancora più rabbia di un tempo, rabbia intesa come desiderio di agire e migliorare il mondo che tocco oggi e che sfiorerò domani. Una forza più ragionevole ma costante come i secondi che fanno il girotondo sul quadrante incatenato al polso. Ancora trovo parole impossibili e, posando la penna sul foglio, la punta scorre come fosse l’inizio di un vinile e la musica richiama atmosfere romantiche e note ancestrali.
La vecchia Lira cambiata insieme al logo delle tv nazionali, a casa c’è ancora un televisore catodico, 14 pollici, non più in bianconero, non più Mivar senza Rete Quattro e Rai Due.
Penso di aver vissuto tante epoche e sentito il respiro del globo farsi duro e deciso, cambiato marcia, virato a largo, forzato la vita e collezionato foto memorabili: pietre di calce soffiate nel tempo che rende immortali solo nella memoria.
Allora prendi ancora il tempo, fanne un tappeto, posati a terra e gioca con i tuoi oggetti e con la sterminata fantasia, schizza un disegno, non rispettare il rigo imposto dal foglio, figli che non hai ancora saranno mai con te? Gioca con loro e raccontagli di aver conosciuto un ragazzo di trent’anni ancora disposto a gonfiare la vita di magia e arte.

Francesco

mercoledì, aprile 28, 2010

Dietro le lettere

Nei giorni pensavo a quanto siano importanti i segni, a quante forze e quanti accordi abbiano costruito la forza di alcuni nomi. Dietro le insegne luminose e la magnificenza delle lettere cubitali, ferme nella loro grazia, c’è il sangue di persone, generazioni, di una catena di uomini che hanno costruito la reputazione del nome. Sangue, accordi, dedizione, compromessi, amori, secessioni e quotidiano lavoro.
Oltre il tempo la sintesi storica in lettere che dominano le prime strade delle capitali del mondo. Quel nome di un casato, o frutto di fantasia, statico nei secoli pronto a sopravvivere agli uomini che lo hanno reso noto.
Quando si passa sotto le insegne sacre si dovrebbe tinteggiarle di rosso o di verde con la mente, essere consapevoli che il marchio nasconde sempre dietro sé le gesta di una moltitudine di vite.

sabato, gennaio 30, 2010

Le Cosce delle Sirene

I guerrieri, come si sa, perdono, vincono, si feriscono, trionfano ma restano pur sempre guerrieri, diversi senza Dio compiti nell’attraversare il mondo bruciando da due lati, scaldati dalla cera. Amare le donne e conoscere il cambiamento del corpo nel tempo, nutrirne sensibilità odiando la certezza delle proprie azioni. Parlare di sogni incompiuti e credere che sogni ancora più grandi possano avvenire, praticare la propria passione per diecimila ore, ascoltare le emozioni della vita dei nostri cari, dagli amici, dei presunti santi, pensare che il fattore X possa esser propiziato dallo scintillio degli occhi nel giorno. Salutare ogni essere vivente al mattino e pensare alla bellezza del creato prima di viaggiare nel sonno della notte, rubare con astuzia per sentirsi sporchi e tradire, solo una volta, la fiducia di chi ci ha promesso amore eterno. Perché siamo attraversati da sangue destinato a seccare, la storia è già scritta e la fine del libro è comune. Forza e coraggio nel fare i propri assoli accordando gli affetti con ciò che per noi deve e dovrà essere.
Toccare il fuoco e scoprirsi nella pioggia per provare il caldo e l’umido delle stagioni fatte di chimica, rinascita , morte e successione, non vergognarsi di ascoltare musica classica commerciale e di non aver visto la tv per qualche giorno, seguire le mode o crearle?
Avere un figlio e sperare che sia diverso da te: temperato, sano e vitale, semplice, genuino e affettuoso. Lottare per la propria casa, difendere il territorio e uccidere per conoscere tutto del mondo, essere orgogliosi del proprio talento e della poesia che vibra nelle radici delle piante, non distinguere i suoni degli strumenti costruiti dall’uomo ma sapere che essi sono e comunicano senza proferire parola. Danzare e sparlare di chi balla, coprirsi di soldi e perderli scommettendo sul proprio successo, amarsi e applicare il balsamo almeno una volta a settimana. Fare arte, trascorrere una domenica in casa, nudi a finestre aperte. Essere diversi, fare qualcosa di speciale ogni giorno per cambiare il sentimento delle cose, per soddisfare le proprie curiosità, fare esperienza e vincere perché quando il sangue fluirà verso i torrenti eterni, in qualsiasi momento esso voglia andare e liberarsi dal pesante corpo per tornare fra le poderose cosce delle Sirene del Mare, ciò che sentiremo sarà la piena soddisfazione di essere stati dei grandi amanti della vita.

domenica, ottobre 18, 2009

Roma, città eterna?


Ospite della Prenestina per cercare casa, Porta Portese sotto mano e finalmente un annuncio buono. Carlo Felice con i suoi giardini, Santa Croce in Gerusalemme con un piccolo market Margherita e un autobus sempre in ritardo per Piazza Venezia scapicollata di onorevoli e auto blu. Corso Vittorio Emanuele e Piazza del Gesù con Venditti seduto al bar e le tante Hosteria fra il Pantheon e Largo di Torre Argentina.
Il gusto delle fraschette fra Albano, Ariccia e Marino con lancio di uva e vino limpido uscito da fontane e bottoglie di plastica, la filo-diffusione per l’intero borgo, assordante e cafona. Le danze, la banda e la carne secca venduta dagli ambulanti: le coppiette.
La scoperta di Calcata e degli hippy diventati piccoli commercianti di artigianato, la campagna romana e quegli alberi alti con le chiome a forma di nuvola, il rientro in città, il miglior Kebab
e il barcone sul Tevere, Campo de’ Fiori con la focaccia bianca piena di mortadella viva e troppi turisti a bere a ridosso di Giordano Bruno. Piramide e Testaccio con spacciatori, parcheggiatori e meridionali rissosi. La firma della costituzione europea, il Qoob senza Mucca Assassina e il Dome, le bancarelle di Natale in piazza Navona, le passeggiate oltre i ponti e in piazza San Pietro, il Vaticano sbirciato dalla toppa del Giardino degli Aranci con due gendarmi pronti ad impedire il tuffo nella luce della cupola. Via dei Condotti e Via Frattina verso Piazza di Spagna e l’apertura su Trinità dei Monti, la discesa dal Pincio e la bellezza del paesaggio, il rifiuto delle rose.
Salire al Campidoglio e contemplare le statue, i Fori, la grandezza dell’uomo nella storia. Un concreto organizzato da MTV al Colosseo, i Cure e la metro rossa che incrocia la blu a Temini. Via Nazionale con i suoi tunnel e i semafori da evitare, il ritorno a notte fonda da Piazza del Popolo a Porta San Giovanni, i sanpietrini duri sotto il passo veloce della folla.
Il Mosè in via Cavour, le terme, Piazza Trilussa e il Pub Trilussa, la Menabrea e il tabacco umido, le ultime cabine telefoniche, piccole utilitarie sporche e auto d’epoca, un posacenere di cocco e le sorchette per la chimica nottura.
Lo Zip e il vino sempre a tracolla verso Piazza Re di Roma, l’erba bagnata di Circo Massimo e la FAO con tornelli d’oro e la mensa più buona della Capitale.
L’Alpheus e gli artisti gitani, il grande concerto organizzato dai sindacati, i manifesti di lotta politica, la Sapienza e il Capodanno con la testa piena di The Bends e un brindisi con i barboni dell’est.
Quelle immagini sono diventate dipinti, sketch, memoria ma non posso credere di averti vissuta tanto e intensamente, è ora di riprendere le monete da Fontana di Trevi.

domenica, settembre 27, 2009

Nulla, non fa nulla.

Le casse vuote di questi ragazzi prendono la mia attenzione, casse di legno attraversate dagli stili inviati dagli abili distributori.
Disumano ma così da sempre, nella legge di natura che punisce chi tardi l’ascolta. Scoprire la fragilità dei tuoi modelli e dei tuoi educatori, scoprire l’unica verità: i tuoi simili sono carnivori per nascita, senza alcuna differenza.
Poi le leggi umane, le religioni, le buone maniere e il piccolo mondo popolato da genitori, quartiere e scuola. Scoprire la vita significa andare oltre, conoscere il male.
La felicità ha una sola regola: partorire da adolescenti, senza invecchiare oltre. Ripopolare le fila di carnivori meno spietati perché legati a noi dal sangue, un unico casato di padri e figli che sono amici, lavoratori e compagni. E’ più difficile azzannare il sangue ed è più semplice proteggersi nella comunità familiare fatta per applicare le leggi umane solo nei propri confini e tutelare i propri interessi.
E’ la mia prima soluzione se vivo lontano da affetti privo di discendenza a scacciare i denti da braccia e gambe nell’insostenibile degenza dello spirito ricco di nullità esistenziale.

domenica, luglio 19, 2009

Le strade in estate ardono


Sono così vicino a Dio da sentirne la saliva.
La lebbra dell’estate è arrivata fino alle caviglie, lenta e solenne ha tracimato le rive azzannando veloce le piccole case. E’ piovuta così sotto l’uscio cogliendomi impreparato. Siamo rimasti uniti a lottare nel piacere, o almeno nel pensiero, di issare in croce la selvaggina più carnosa.
Il caldo ha chiuso le finestre della gente migrata e di notte le apre per rinfrescarne la pelle ferita; diventa rumoroso il sonno legato alle voci dei nomadi che non seguono il tempo e le ore del giorno. Le musiche vive dei popoli stranieri sprigionano il profumo di antico e di preziosa ripetizione dei riti festivi, delle stagioni.
Lavoriamo insieme per sopravvivere e ravvivare le memorie trasmesse dai nostri genitori, abbiamo creato la nostra vita distanti dal terreno pestato dai piccoli piedi, oltre quell’orizzonte cercato con occhi di sogno, oltre il confine dei monti e del mare che segnava la nostra isola.
Il berretto bianco del capitano è piccolo, riposto sulla calandra di seta, dondola all’andare del battello, tutti partecipano al lavoro del giorno e, i più audaci, fissano ancora i confini oltre la proiezione delle mani raspose portate sulla fronte per acuire l’orizzonte.
Così ognuno partecipa al movimento di questo barcone vorace e immenso che porta il peso delle case d’oro costruite dai vascellieri e delle donne gravide possedute da chissà chi e lasciate ad ingrassare nel loro peso che diventerà, al parto, un marinaio o una Papessa.
Tutto sembra essere una porzione di mondo in movimento, lento nella breccia e implacabile per chi vi abita. Avanziamo allora fino alle terre di Dio per scoprire il senso di questo moto incessante ma debole, al quale alcuni uomini partecipano in modo radicale, sacrificandosi.
Se incontrassi il nostro Dio lo bacerei per ringraziarlo di questa vita, dell’amore e delle parole suggerite per esprimere poeticamente i pensieri più intensi e sarebbe bello scoprire una sua predisposizione femminile all’arte, alla sensibilità e ai sogni.
Navighiamo insieme fino a mischiare le nostre bocche e profumare la pelle unta dal sole.

sabato, maggio 16, 2009

Il silenzio è più semplice


Ricominciare, con parole semplici. Eravamo rimasti qui, nel mondo, in questo tempo. Perso il taccuino dalla tasca troviamo cambiati i nostri corpi fasciati dal pensiero.
Dov'è stato il corpo mentre la testa lo usava per infinite traversate di ambizione e lussuria?
Il corpo invecchiava nella sua dimensione, il suo essere schiavo danzava minacciato dal pensiero. Si può solo piangere se il ricordo si fa impreciso, se i nomi sono obliati, se il tempo trascorso ha significato per pochi attimi nei suoi pochi attimi. Quella capacità di scoprirsi, di scoprire come funzioni la vita, la capacità di essere sorpresi in noi è persa, non parliamo, segnati dall'imprecisa paura di aver capito tutto.
Le fasi della scoperta riempiono di eccitazione e forza sul nuovo per l'avvenire, poi - fermo nel tempo - ti unisci ad altri corpi affannati e silenti che pensano insieme e che, impermeabili, custodiscono il proprio segreto.
Nessuna lotta e niente sbadigli per noi che fissiamo gli occhi nel vuoto vibrante delle iridi, serriamo le bocche nel silenzio e cerchiamo di proteggere i nostri pensieri. Un abbraccio morbido.
Corpi affaticati che non capiscono più le canzoni e le carezze, avanzano consumandosi, avanzano privi di sogni e di stupore sul tramonto del giorno fatto.

domenica, marzo 22, 2009

Il dizionario delle parole smarrite (parte 2)

Posse, Essere, borbottio, essudato, nomenclatura, incidenza, amen, policlinico, convolvolo, adunata, ronda(?), adultità, rinuncia, Frà Cristoforo, cassata, corbezzolo, satollo, stima, ovvero, amore, clausura, preordinazione, luce, peer no peer, questua, ulivo, paradiso, previdenza, ceramica, paternità, umidore, bisaccia, giornalismo, campagna, comparazione, massello, merito, tempio, oppio, residuale, pari, dinosauro, Los Locos, niente, suppurazione, Andrea Ra, Venezia, laicità, freno, sessualità, comandamento, mutismo, cenere, deretano, solidità, tipico, zaino, no logo, cin cin, fragola, legge, patrimonio, repubblica.

domenica, febbraio 22, 2009

Il dizionario delle parole smarrite (parte 1)

Onorabilità, pudore, sacerdozio, grunge, dedizione, politica, maturazione, diploma, preside, abat-jour, piazza, illibatezza, grazie, realtà, profusione, meringa, sibarita, confucianesimo, lealtà, apotropaico, grugno, salsedine, orco, bilirubina, artigianato, eleganza, ristrettezza, ritualistico, restituzione, obolo, reiterare, bucranio, necropoli, fiducia, frugale, madonna, napalm, babbo, bocchino, scranna, rastrello, mini, orto, caducità, essere, Peloponneso, mare, patriarca, ubbidienza, monogamia, secchezza, grammatica, tipicità, poetica, comunismo, Nibbio, pane, rimorso, silenzio, partecipazione, mente, verità, piacere, prospettiva, chiglia, giudizio, proposizione, miele, partecipazione, incanto, preghiera, riconoscenza, sogno, eppure, sanità, pigna, avo, curia, sogno, foca, bisca, ritrovo, acredine, sicurezza, ascolto.

domenica, febbraio 08, 2009

Il dolore del ritorno

La nostalgia è una forma di tristezza per qualcosa collocato oltre, distante nello spazio e nel tempo. Nella prospettiva della contemporaneità osservare un completo asservimento al “già trascorso” mi rende profondamente triste.
Parlo dei social networks basati sul recupero di vecchie figure di una vita trascorsa (ex, amici, compagni di scuola, abitanti del rione) e sulla curiosità cattiva per il loro vissuto. Pagine da esplorare con la malsana speranza di vedere negli altri “qualcuno che sta peggio”.
Parlo del crescente numero di fans della ricerca di cartoons, musiche e filmati della bella età d’Italia. Un tuffo generazionale, di coloro nati nel settimo decennio del secolo scorso, nella bucolica riconsiderazione di quei consumi e di quel progresso che li avrebbe resi prima universitari, figli di gente onesta e proba, e poi orfani in un orrendo contenitore depressivo: il nuovo mondo.
Un mondo incomprensibile che ha disatteso le loro aspettative. Quindi la sola soluzione, democratica e potente: il web. Ritrovarsi, pensare vecchiamente non recuperando - in senso antropologico - i prodotti culturali del passato ma “nostalgicamente”.
L’effetto nostalgia ha invaso ogni settore entrando nelle singole case, nelle case dei single e nelle scarne famiglie del terzo millennio. Un irretimento culturale, un non plus ultra di una società incapace di programmare un futuro, di mantenere la fiducia sul mondo e di sperare in meglio. Allora non resta altro che rimpiangere e dire ”io ci sono”, una piccola affermazione virtuale di fondamentale importanza. Se ci togliessero anche questo noi “non saremmo”. Incrocio le dita nel desiderio di scorgere nelle schede “info” dei profili personali attività d’impresa e sociali, impegno alla vita e slancio d’amore per un mondo sanguinante bisognoso di cure e di strenua capacità d’azione.

domenica, febbraio 01, 2009

Dov’è finito il dizionario della lingua italiana?


"Non so davvero se fra cinque anni stamperemo ancora il Times e volete sapere una cosa? Neanche me ne importa" - ha detto l'editore del NYT qualche tempo fa. C'è internet e la transizione dalla carta alla pagina web è già in atto.
Avevo messo da parte le considerazioni sull'argomento quando, proprio ieri, cercando il significato di una certa parola, noto un nuovo messaggio sulla pagina del dizionario web:
"Molti ci scrivono ponendo questa domanda. Il dizionario della lingua italiana "xxxxxxx", uscito di catalogo nella sua forma cartacea, è sempre consultabile online, un collegamento alla fine di ogni lemma permette la navigazione da e per il presente dizionario sinonimico".
Ed è proprio così, il dizionario non verrà più stampato e, per quanto non ne sentissi l'esigenza, non potrò mai acquistarne una copia reale. E' davvero un passaggio epocale... penso all'ultima lettura del significato di un lemma su un vocabolario di carta e... niente... troppo tempo fa. L'universo di carta contenuto in un mattone stampato non merita più di essere utilizzato, non ha pubblico, è stato licenziato dal reale per diventare un foglio dati virtuale. Un foglio che non può essere sottolineato nè scarabocchiato da annotazioni. Il fascino della carta e del suo profumo sembra avvicinarsi al vinile e al vintage-glamour per collezionisti e romantici gonfi di nostalgia.
Eppure le considerazioni non si esauriscono qui, penso che il dizionario cambi così in fretta e che non abbia più confini atti a racchiuderlo perchè non si può più parlare di francesismi o di prestiti linguistici: la lingua è diventata davvero più complessa rispetto al passato.
Ma questa riflessione positiva si insanguina se penso al mancato consumo linguistico e all'inutilità, se non per gli operatori del settore, di consultare il dizionario italiano. Pochi usano ancora questo mezzo démodé e pochi dubitano su possibili trascrizioni o significati delle parole. Continuo la mia ricerca, sembra una parolaccia, digito "misoneismo" e attendo il risultato. Una lingua senza confini ha bisogno di una curiosità altrettanto sconfinata per essere posseduta e utilizzata con forza.

domenica, gennaio 18, 2009

Dimmi chi era Demetrio Stratos


Ricorrono i trenta anni dalla scomparsa di Demetrio Stratos e molti ragazzi non ricordano neppure chi sia. La nostra nazione ha memoria corta, diceva De Andrè, e pure quest’anno ricorre il decennale dalla sua scomparsa.
In questo secondo caso i media hanno dedicato, giustamente, trasmissioni speciali ed eventi commemorativi e il tam tam dell’attivismo spontaneo degli innamorati del poeta genovese ha invaso la nazione rendendomi fiero delle emozioni sempre provate grazie a quelle musiche e a quei versi.
Ma fra vent’anni sapremo dare giusta memoria a De Andrè? Avremo saputo tramandare la cultura di quel periodo, del suo impegno, la sua storia tout court?
Sono scettico e voglio sbagliarmi perché sarebbe tremendo, nella confusione dei dati e nella rapidità del consumo, perdere la memoria di un’epoca e la sintesi di alcune esistenze così preziose. Oggi si conosce tanto e non si approfondisce nulla, dice qualcuno, e nessuno ha voglia di tristezza, di strizzarsi, di aggiungere riflessioni all’incertezza dei tempi. Spero trionfi la volontà di scoprire e riscoprire il bello, il ricercato, la poesia e –soprattutto- mi auguro che cali la soglia di presunzione. Quella moda, cioè, che fa di ognuno una star e che priva i poeti del pubblico e gli illuminati dell’ascolto.
La curiosità mai paga e il riconoscimento dell’altrui talento sembrano essere la speranza di un nuovo livellamento culturale.
Demetrio sognava una musica diversa e, dai Ribelli al progressive degli AREA, voleva coagulare diversi tipi di esperienze: jazz, pop, musica mediterranea e musica contemporanea elettronica. Voleva abolire le differenze che ci sono fra musica e vita attraverso gli stimoli provenienti direttamente dalla realtà e dalla strada, chiaramente.
Questi sono esempi di virtù, talento, ispirazione e forma.

martedì, dicembre 09, 2008

Agli auguri preferiscono i gioielli



Nuovo anno e nuovi auguri. Un 2008 al traguardo che aspetta l’arrivo di un anno severo, un nuovo professore che sarà in cattedra per 12 mesi e che già incrina le gambe delle ultime file.
Buon Natale, e ogni volta mi chiedo quale significato nasconda il giorno più rosso dell’anno. Rosso e bianco, come le bandiere che sventolavano nell’URSS quando sono nato, come i fiocchi e le carte regalo di questi giorni. Come la grafica della Coca-Cola, di sicuro.
Allora? Meglio camminare, impuntare il teschio di Lenin sulla giacca, acquistare un micro regalo per la mamma e bere un drink analcolico fatto di caramello e bollicine. Potrebbe essere un giorno come un altro e ciò che faccio non mi cala nell’atmosfera, l’otto dicembre - senza albero né presepe da montare - non sembra essere Natale. Non sembra Natale senza casa, senza donna, senza una buona azione.
Forse però quest’anno è meglio. Il terrore mediatico per la crisi e la chiusura dei primi dettaglianti mi fa sentire incredibilmente al sicuro. Unito agli altri, finalmente un po’ più dimessi. Oggi avrei voluto lasciare un cartone colmo di cibo in scatola al fianco della stazione Centrale ma alcune latte erano ormai scadute, poi il male nel pensiero di procurare una bella diarrea ai barboni e infine la decisione di buttare tutto nell’umido…vetro, cibo, alluminio e carta.
Non sono buono e non posso fare molto, ho una sola richiesta per il giorno più rosso: sparisca quella popolazione spavalda di giovani attaccati al cellulare, alla guida di piccole auto di lusso, che indossano i marchi contraffatti non per qualità ma per immagine, spariscano i dentifrici che sbiancano subito i denti.
Se tornerà la guerra al tartaro e alla carie, se tornerà la sostanzialità del valore tornerà il buon senso.
Auguri.

sabato, novembre 29, 2008

SE STUDI ANCORA TI CAVO GLI OCCHI



Partiamo da qui, non per andare via o spostarci, ma per riflettere. Italia come Argentina o giù di lì. E’ chiaro che qualcosa stia cambiando e che il passato sia troppo vecchio per darci delle risposte. Qui siamo sul web, abbiamo letto decine di testi complessi e le nostre mani non hanno pieghe né stanchezza.
La prova di sopravvivenza della macrosocietà ha somma negativa e, se non più le guerre, le singole battaglie quotidiane determineranno la resa dei normali. Di quelli come me che domani andranno a lavoro senza lamentarsi più perché è già una fortuna lavorare. Questi incerti lavoratori hanno, presumibilmente, contratto debiti (e necessità) che li strozzano, tardi per loro… ma, fino a qualche giorno fa, credevo ancora nei ragazzi che oggi sono nel loro momento di negoziazione e di scelta di vita.
Com’è possibile questo scollamento, com’è possibile non unirsi per avere un futuro? C’è in gioco il pane, non il pallone. E ancora studiano questi maledetti come se in questo anno, in questa vita, contasse ancora il titolo o la dote di famiglia. Ancora con questa università che ha rovinato parte dell’economia nazionale costringendo le famiglie a spendere i propri risparmi per far studiare i figli e, i figli, ad accettare l’allattamento fino a trenta e più anni. Allora in giro vagano soggetti invecchiati fra libri ed esami, impotenti e incapaci di reagire. Troppo molli come a Sibari nel passato, in quel passato che davvero insegnava a rifarsi, a lottare senza vergogna. Non studiate più, vi prego! Forse perché ho il diploma di perito industriale e ho lottato e, in qualche modo, vinto un piccolo spazio in cui non temo la fame e il mancato riconoscimento dei miei titoli. V’hanno preso tutto, non vi basta?

sabato, novembre 22, 2008

Esco dal tuo Blog

Non ci conosciamo, ci presentano. Nessuna parola o particolare attrazione emotiva, sei un giovane professionista o forse uno studente indeciso. Mi piace però il tuo look, la tua camicia in particolare. Fresca e nuova, precisa e composta nella tua figura ben decorata. Qualche breve intesa sui discorsi del comune amico e una corrisposta reticenza.
Ti giudico (io sconfitto) come gli altri conosciuti negli scorsi ottocentoventisei incontri di questa soglia dei Trenta. Non fai la differenza, a mio parere, e non vuoi neppure farla.
Fine serata, saluti e baci con tutti, strette vigorose, sorrisi costretti e lo scambio di qualche biglietto da visita. A questo punto Tu (che non fai la differenza) mi dai il tuo magro biglietto stampato su “stampa gratis.it” e non sei davvero nessuno. Nome, cognome, cellulare e un blog.
Perché mi dai il contatto se non sono chiamato a fare business con te?
Smisto il web e visito la tua pagina. Ottocento amici virtuali, migliaia di visite, gallery piene scatti in pose virili, scatti che mostrano un curriculum di relazioni e di esplorazione del mondo da far impallidire le rockstars!
Perfino le foto della serata precedente come se fossi stato il festeggiato o il principale protagonista…
Allora ti vedo on-line connesso come sempre (credo) e volo via per non restare imbrigliato nella tua rete, nel tuo mondo, nel posto in cui sei lodato e conosciuto da gente che non incontrerai mai.
Log Out e cerco la piazza, voglio incontrare la gente che ti fa perdere tempo e che s’incazza ma che puoi ascoltare e fissare a lungo. Cerco lo sguardo di gente che abbia il coraggio di agire nella responsabilità del vero. Yuhù?

mercoledì, novembre 19, 2008

Il mondo è bello perché è marcio

Ho pranzato fuori e la signora del locale
ha bagnato a terra per pulire. Era tardi, ok
e la sua simpatia mi ha strappato un sorriso.
Sessanta anni circa addosso per un metro e sessanta, sei anni in Spagna e un maglione di filo tipicamente medrileno. Simpatica davvero.
Mi ha detto che la mafia non esiste e che, al tempo stesso, tutto è MAFIA: l’amico che ti favorisce, gli ingressi agevolati, nelle piccole cose di ogni giorno
C’è il principio di mafia, della mafia che non c’è.
Prendo il caffè e penso che la gente abbia le sue piccole, modeste verità che non comprendo. Tiro le righe del lunedì, tanto per dire qualcosa anch’io.

domenica, aprile 06, 2008

Editoria indipendente




Nasce Florilegio Imprinting: l’Associazione Culturale Florilegio Ars Factory propone una nuova prospettiva editoriale agli autori talentuosi.
Un accordo trasparente: Florilegio seleziona, cura e promuove prosa e poesia inedite, l’autore sostiene i costi di stampa donando a suo piacimento una percentuale dei ricavati all’associazione no profit Florilegio.

Prima pubblicazione:

“Colibrì e i libri nitidi” di Aron Cheroes;
- illustrazioni di Massimo Alfaioli;
- audio-cd con recitato di Loris e musiche di Alessandro Bloise.

“Colibrì e i libri nitidi racconta il passaggio alla piena età adulta attraverso
le pagine biografiche di un ragazzo difficile.
Gli eventi precipitano nel giro di pochi mesi. Attraverso la purificazione dai vizi
e dall’amore, e dopo la perdita di un caro amico, Colibrì può effettuare
il suo passaggio. Nella narrazione si espongono concetti filosofici in un
continuo rimando al bello, alla fugacità, al senso del limite.
La forma è quella della prosa poetica legata, in due episodi, alla genesi del
protagonista raccontata attraverso una sequenza di visioni surreali”

PRENOTA LA TUA COPIA ALLA MAIL REDAZIONE@FLORILEGIO.NET.
LIBRO+CD: 10 € (DONAZIONE CONSIGLIATA).

venerdì, febbraio 01, 2008

Il tempo della crisi



Ti hanno imposto più riforme che compleanni. Alle superiori
hai visto le votazioni salire fino a 100, il tuo fratellino va alle
scuole primarie e, all’università, ti hanno venduto il 3+2 come
fosse un’offerta irripetibile!
Tuo padre ha perso il suo vecchio lavoro e ora fa consulenze
a mesi alterni. Non sai più che fine abbia fatto quella tessera sanitaria che ha sostituito il vecchio libretto di carta, probabilmente è vicino alla tessera elettorale.
Quando a 15 anni ti sei iscritto al collocamento non avresti immaginato che sarebbe diventato l’attuale fantasmagorico centro per l’impiego (perfino più inutile). Scopri che puoi lavorare in solido con tuo padre con un unico contratto. Sei degli Ottanta e la storia parlerà di questo ventennio come di un periodo di recessione e crisi. Ma sono i tuoi ventanni, di questa tua vita, a perdersi nello schifo amministrativo di questi anni di brutta Italia.

lunedì, gennaio 21, 2008

SSS (stop step step)

Ci sono momenti in cui sei completamente assorto nello scorrere delle vite, le comprendi, ti blocchi e una musica priva di titolo riempie il tuo spirito.

Sei solo e vero, controlli il moto del tuo animo e risuoni come una nota splendida. Diventi tenero e ogni cosa appare mutata, persino bella. Nel cielo grigio scorgi un tono di azzurro e le colonne delle autovetture sono allineate perfettamente. Non scorgi rumore ma una sorta di amore per ciò che puoi vedere perché hai ancora attaccati addosso i tuoi magnifici occhi.