domenica, febbraio 22, 2009
Il dizionario delle parole smarrite (parte 1)
Onorabilità, pudore, sacerdozio, grunge, dedizione, politica, maturazione, diploma, preside, abat-jour, piazza, illibatezza, grazie, realtà, profusione, meringa, sibarita, confucianesimo, lealtà, apotropaico, grugno, salsedine, orco, bilirubina, artigianato, eleganza, ristrettezza, ritualistico, restituzione, obolo, reiterare, bucranio, necropoli, fiducia, frugale, madonna, napalm, babbo, bocchino, scranna, rastrello, mini, orto, caducità, essere, Peloponneso, mare, patriarca, ubbidienza, monogamia, secchezza, grammatica, tipicità, poetica, comunismo, Nibbio, pane, rimorso, silenzio, partecipazione, mente, verità, piacere, prospettiva, chiglia, giudizio, proposizione, miele, partecipazione, incanto, preghiera, riconoscenza, sogno, eppure, sanità, pigna, avo, curia, sogno, foca, bisca, ritrovo, acredine, sicurezza, ascolto.
domenica, febbraio 08, 2009
Il dolore del ritorno
La nostalgia è una forma di tristezza per qualcosa collocato oltre, distante nello spazio e nel tempo. Nella prospettiva della contemporaneità osservare un completo asservimento al “già trascorso” mi rende profondamente triste.
Parlo dei social networks basati sul recupero di vecchie figure di una vita trascorsa (ex, amici, compagni di scuola, abitanti del rione) e sulla curiosità cattiva per il loro vissuto. Pagine da esplorare con la malsana speranza di vedere negli altri “qualcuno che sta peggio”.
Parlo del crescente numero di fans della ricerca di cartoons, musiche e filmati della bella età d’Italia. Un tuffo generazionale, di coloro nati nel settimo decennio del secolo scorso, nella bucolica riconsiderazione di quei consumi e di quel progresso che li avrebbe resi prima universitari, figli di gente onesta e proba, e poi orfani in un orrendo contenitore depressivo: il nuovo mondo.
Un mondo incomprensibile che ha disatteso le loro aspettative. Quindi la sola soluzione, democratica e potente: il web. Ritrovarsi, pensare vecchiamente non recuperando - in senso antropologico - i prodotti culturali del passato ma “nostalgicamente”.
L’effetto nostalgia ha invaso ogni settore entrando nelle singole case, nelle case dei single e nelle scarne famiglie del terzo millennio. Un irretimento culturale, un non plus ultra di una società incapace di programmare un futuro, di mantenere la fiducia sul mondo e di sperare in meglio. Allora non resta altro che rimpiangere e dire ”io ci sono”, una piccola affermazione virtuale di fondamentale importanza. Se ci togliessero anche questo noi “non saremmo”. Incrocio le dita nel desiderio di scorgere nelle schede “info” dei profili personali attività d’impresa e sociali, impegno alla vita e slancio d’amore per un mondo sanguinante bisognoso di cure e di strenua capacità d’azione.
Parlo dei social networks basati sul recupero di vecchie figure di una vita trascorsa (ex, amici, compagni di scuola, abitanti del rione) e sulla curiosità cattiva per il loro vissuto. Pagine da esplorare con la malsana speranza di vedere negli altri “qualcuno che sta peggio”.
Parlo del crescente numero di fans della ricerca di cartoons, musiche e filmati della bella età d’Italia. Un tuffo generazionale, di coloro nati nel settimo decennio del secolo scorso, nella bucolica riconsiderazione di quei consumi e di quel progresso che li avrebbe resi prima universitari, figli di gente onesta e proba, e poi orfani in un orrendo contenitore depressivo: il nuovo mondo.
Un mondo incomprensibile che ha disatteso le loro aspettative. Quindi la sola soluzione, democratica e potente: il web. Ritrovarsi, pensare vecchiamente non recuperando - in senso antropologico - i prodotti culturali del passato ma “nostalgicamente”.
L’effetto nostalgia ha invaso ogni settore entrando nelle singole case, nelle case dei single e nelle scarne famiglie del terzo millennio. Un irretimento culturale, un non plus ultra di una società incapace di programmare un futuro, di mantenere la fiducia sul mondo e di sperare in meglio. Allora non resta altro che rimpiangere e dire ”io ci sono”, una piccola affermazione virtuale di fondamentale importanza. Se ci togliessero anche questo noi “non saremmo”. Incrocio le dita nel desiderio di scorgere nelle schede “info” dei profili personali attività d’impresa e sociali, impegno alla vita e slancio d’amore per un mondo sanguinante bisognoso di cure e di strenua capacità d’azione.
domenica, febbraio 01, 2009
Dov’è finito il dizionario della lingua italiana?

"Non so davvero se fra cinque anni stamperemo ancora il Times e volete sapere una cosa? Neanche me ne importa" - ha detto l'editore del NYT qualche tempo fa. C'è internet e la transizione dalla carta alla pagina web è già in atto.
Avevo messo da parte le considerazioni sull'argomento quando, proprio ieri, cercando il significato di una certa parola, noto un nuovo messaggio sulla pagina del dizionario web:
"Molti ci scrivono ponendo questa domanda. Il dizionario della lingua italiana "xxxxxxx", uscito di catalogo nella sua forma cartacea, è sempre consultabile online, un collegamento alla fine di ogni lemma permette la navigazione da e per il presente dizionario sinonimico".
Ed è proprio così, il dizionario non verrà più stampato e, per quanto non ne sentissi l'esigenza, non potrò mai acquistarne una copia reale. E' davvero un passaggio epocale... penso all'ultima lettura del significato di un lemma su un vocabolario di carta e... niente... troppo tempo fa. L'universo di carta contenuto in un mattone stampato non merita più di essere utilizzato, non ha pubblico, è stato licenziato dal reale per diventare un foglio dati virtuale. Un foglio che non può essere sottolineato nè scarabocchiato da annotazioni. Il fascino della carta e del suo profumo sembra avvicinarsi al vinile e al vintage-glamour per collezionisti e romantici gonfi di nostalgia.
Eppure le considerazioni non si esauriscono qui, penso che il dizionario cambi così in fretta e che non abbia più confini atti a racchiuderlo perchè non si può più parlare di francesismi o di prestiti linguistici: la lingua è diventata davvero più complessa rispetto al passato.
Ma questa riflessione positiva si insanguina se penso al mancato consumo linguistico e all'inutilità, se non per gli operatori del settore, di consultare il dizionario italiano. Pochi usano ancora questo mezzo démodé e pochi dubitano su possibili trascrizioni o significati delle parole. Continuo la mia ricerca, sembra una parolaccia, digito "misoneismo" e attendo il risultato. Una lingua senza confini ha bisogno di una curiosità altrettanto sconfinata per essere posseduta e utilizzata con forza.
domenica, gennaio 18, 2009
Dimmi chi era Demetrio Stratos

Ricorrono i trenta anni dalla scomparsa di Demetrio Stratos e molti ragazzi non ricordano neppure chi sia. La nostra nazione ha memoria corta, diceva De Andrè, e pure quest’anno ricorre il decennale dalla sua scomparsa.
In questo secondo caso i media hanno dedicato, giustamente, trasmissioni speciali ed eventi commemorativi e il tam tam dell’attivismo spontaneo degli innamorati del poeta genovese ha invaso la nazione rendendomi fiero delle emozioni sempre provate grazie a quelle musiche e a quei versi.
Ma fra vent’anni sapremo dare giusta memoria a De Andrè? Avremo saputo tramandare la cultura di quel periodo, del suo impegno, la sua storia tout court?
Sono scettico e voglio sbagliarmi perché sarebbe tremendo, nella confusione dei dati e nella rapidità del consumo, perdere la memoria di un’epoca e la sintesi di alcune esistenze così preziose. Oggi si conosce tanto e non si approfondisce nulla, dice qualcuno, e nessuno ha voglia di tristezza, di strizzarsi, di aggiungere riflessioni all’incertezza dei tempi. Spero trionfi la volontà di scoprire e riscoprire il bello, il ricercato, la poesia e –soprattutto- mi auguro che cali la soglia di presunzione. Quella moda, cioè, che fa di ognuno una star e che priva i poeti del pubblico e gli illuminati dell’ascolto.
La curiosità mai paga e il riconoscimento dell’altrui talento sembrano essere la speranza di un nuovo livellamento culturale.
Demetrio sognava una musica diversa e, dai Ribelli al progressive degli AREA, voleva coagulare diversi tipi di esperienze: jazz, pop, musica mediterranea e musica contemporanea elettronica. Voleva abolire le differenze che ci sono fra musica e vita attraverso gli stimoli provenienti direttamente dalla realtà e dalla strada, chiaramente.
Questi sono esempi di virtù, talento, ispirazione e forma.
martedì, dicembre 09, 2008
Agli auguri preferiscono i gioielli

Nuovo anno e nuovi auguri. Un 2008 al traguardo che aspetta l’arrivo di un anno severo, un nuovo professore che sarà in cattedra per 12 mesi e che già incrina le gambe delle ultime file.
Buon Natale, e ogni volta mi chiedo quale significato nasconda il giorno più rosso dell’anno. Rosso e bianco, come le bandiere che sventolavano nell’URSS quando sono nato, come i fiocchi e le carte regalo di questi giorni. Come la grafica della Coca-Cola, di sicuro.
Allora? Meglio camminare, impuntare il teschio di Lenin sulla giacca, acquistare un micro regalo per la mamma e bere un drink analcolico fatto di caramello e bollicine. Potrebbe essere un giorno come un altro e ciò che faccio non mi cala nell’atmosfera, l’otto dicembre - senza albero né presepe da montare - non sembra essere Natale. Non sembra Natale senza casa, senza donna, senza una buona azione.
Forse però quest’anno è meglio. Il terrore mediatico per la crisi e la chiusura dei primi dettaglianti mi fa sentire incredibilmente al sicuro. Unito agli altri, finalmente un po’ più dimessi. Oggi avrei voluto lasciare un cartone colmo di cibo in scatola al fianco della stazione Centrale ma alcune latte erano ormai scadute, poi il male nel pensiero di procurare una bella diarrea ai barboni e infine la decisione di buttare tutto nell’umido…vetro, cibo, alluminio e carta.
Non sono buono e non posso fare molto, ho una sola richiesta per il giorno più rosso: sparisca quella popolazione spavalda di giovani attaccati al cellulare, alla guida di piccole auto di lusso, che indossano i marchi contraffatti non per qualità ma per immagine, spariscano i dentifrici che sbiancano subito i denti.
Se tornerà la guerra al tartaro e alla carie, se tornerà la sostanzialità del valore tornerà il buon senso.
Auguri.
sabato, novembre 29, 2008
SE STUDI ANCORA TI CAVO GLI OCCHI

Partiamo da qui, non per andare via o spostarci, ma per riflettere. Italia come Argentina o giù di lì. E’ chiaro che qualcosa stia cambiando e che il passato sia troppo vecchio per darci delle risposte. Qui siamo sul web, abbiamo letto decine di testi complessi e le nostre mani non hanno pieghe né stanchezza.
La prova di sopravvivenza della macrosocietà ha somma negativa e, se non più le guerre, le singole battaglie quotidiane determineranno la resa dei normali. Di quelli come me che domani andranno a lavoro senza lamentarsi più perché è già una fortuna lavorare. Questi incerti lavoratori hanno, presumibilmente, contratto debiti (e necessità) che li strozzano, tardi per loro… ma, fino a qualche giorno fa, credevo ancora nei ragazzi che oggi sono nel loro momento di negoziazione e di scelta di vita.
Com’è possibile questo scollamento, com’è possibile non unirsi per avere un futuro? C’è in gioco il pane, non il pallone. E ancora studiano questi maledetti come se in questo anno, in questa vita, contasse ancora il titolo o la dote di famiglia. Ancora con questa università che ha rovinato parte dell’economia nazionale costringendo le famiglie a spendere i propri risparmi per far studiare i figli e, i figli, ad accettare l’allattamento fino a trenta e più anni. Allora in giro vagano soggetti invecchiati fra libri ed esami, impotenti e incapaci di reagire. Troppo molli come a Sibari nel passato, in quel passato che davvero insegnava a rifarsi, a lottare senza vergogna. Non studiate più, vi prego! Forse perché ho il diploma di perito industriale e ho lottato e, in qualche modo, vinto un piccolo spazio in cui non temo la fame e il mancato riconoscimento dei miei titoli. V’hanno preso tutto, non vi basta?
sabato, novembre 22, 2008
Esco dal tuo Blog
Non ci conosciamo, ci presentano. Nessuna parola o particolare attrazione emotiva, sei un giovane professionista o forse uno studente indeciso. Mi piace però il tuo look, la tua camicia in particolare. Fresca e nuova, precisa e composta nella tua figura ben decorata. Qualche breve intesa sui discorsi del comune amico e una corrisposta reticenza.
Ti giudico (io sconfitto) come gli altri conosciuti negli scorsi ottocentoventisei incontri di questa soglia dei Trenta. Non fai la differenza, a mio parere, e non vuoi neppure farla.
Fine serata, saluti e baci con tutti, strette vigorose, sorrisi costretti e lo scambio di qualche biglietto da visita. A questo punto Tu (che non fai la differenza) mi dai il tuo magro biglietto stampato su “stampa gratis.it” e non sei davvero nessuno. Nome, cognome, cellulare e un blog.
Perché mi dai il contatto se non sono chiamato a fare business con te?
Smisto il web e visito la tua pagina. Ottocento amici virtuali, migliaia di visite, gallery piene scatti in pose virili, scatti che mostrano un curriculum di relazioni e di esplorazione del mondo da far impallidire le rockstars!
Perfino le foto della serata precedente come se fossi stato il festeggiato o il principale protagonista…
Allora ti vedo on-line connesso come sempre (credo) e volo via per non restare imbrigliato nella tua rete, nel tuo mondo, nel posto in cui sei lodato e conosciuto da gente che non incontrerai mai.
Log Out e cerco la piazza, voglio incontrare la gente che ti fa perdere tempo e che s’incazza ma che puoi ascoltare e fissare a lungo. Cerco lo sguardo di gente che abbia il coraggio di agire nella responsabilità del vero. Yuhù?
Ti giudico (io sconfitto) come gli altri conosciuti negli scorsi ottocentoventisei incontri di questa soglia dei Trenta. Non fai la differenza, a mio parere, e non vuoi neppure farla.
Fine serata, saluti e baci con tutti, strette vigorose, sorrisi costretti e lo scambio di qualche biglietto da visita. A questo punto Tu (che non fai la differenza) mi dai il tuo magro biglietto stampato su “stampa gratis.it” e non sei davvero nessuno. Nome, cognome, cellulare e un blog.
Perché mi dai il contatto se non sono chiamato a fare business con te?
Smisto il web e visito la tua pagina. Ottocento amici virtuali, migliaia di visite, gallery piene scatti in pose virili, scatti che mostrano un curriculum di relazioni e di esplorazione del mondo da far impallidire le rockstars!
Perfino le foto della serata precedente come se fossi stato il festeggiato o il principale protagonista…
Allora ti vedo on-line connesso come sempre (credo) e volo via per non restare imbrigliato nella tua rete, nel tuo mondo, nel posto in cui sei lodato e conosciuto da gente che non incontrerai mai.
Log Out e cerco la piazza, voglio incontrare la gente che ti fa perdere tempo e che s’incazza ma che puoi ascoltare e fissare a lungo. Cerco lo sguardo di gente che abbia il coraggio di agire nella responsabilità del vero. Yuhù?
mercoledì, novembre 19, 2008
Il mondo è bello perché è marcio
Ho pranzato fuori e la signora del locale
ha bagnato a terra per pulire. Era tardi, ok
e la sua simpatia mi ha strappato un sorriso.
Sessanta anni circa addosso per un metro e sessanta, sei anni in Spagna e un maglione di filo tipicamente medrileno. Simpatica davvero.
Mi ha detto che la mafia non esiste e che, al tempo stesso, tutto è MAFIA: l’amico che ti favorisce, gli ingressi agevolati, nelle piccole cose di ogni giorno
C’è il principio di mafia, della mafia che non c’è.
Prendo il caffè e penso che la gente abbia le sue piccole, modeste verità che non comprendo. Tiro le righe del lunedì, tanto per dire qualcosa anch’io.
ha bagnato a terra per pulire. Era tardi, ok
e la sua simpatia mi ha strappato un sorriso.
Sessanta anni circa addosso per un metro e sessanta, sei anni in Spagna e un maglione di filo tipicamente medrileno. Simpatica davvero.
Mi ha detto che la mafia non esiste e che, al tempo stesso, tutto è MAFIA: l’amico che ti favorisce, gli ingressi agevolati, nelle piccole cose di ogni giorno
C’è il principio di mafia, della mafia che non c’è.
Prendo il caffè e penso che la gente abbia le sue piccole, modeste verità che non comprendo. Tiro le righe del lunedì, tanto per dire qualcosa anch’io.
domenica, aprile 06, 2008
Editoria indipendente


Nasce Florilegio Imprinting: l’Associazione Culturale Florilegio Ars Factory propone una nuova prospettiva editoriale agli autori talentuosi.
Un accordo trasparente: Florilegio seleziona, cura e promuove prosa e poesia inedite, l’autore sostiene i costi di stampa donando a suo piacimento una percentuale dei ricavati all’associazione no profit Florilegio.
Prima pubblicazione:
“Colibrì e i libri nitidi” di Aron Cheroes;
- illustrazioni di Massimo Alfaioli;
- audio-cd con recitato di Loris e musiche di Alessandro Bloise.
“Colibrì e i libri nitidi racconta il passaggio alla piena età adulta attraverso
le pagine biografiche di un ragazzo difficile.
Gli eventi precipitano nel giro di pochi mesi. Attraverso la purificazione dai vizi
e dall’amore, e dopo la perdita di un caro amico, Colibrì può effettuare
il suo passaggio. Nella narrazione si espongono concetti filosofici in un
continuo rimando al bello, alla fugacità, al senso del limite.
La forma è quella della prosa poetica legata, in due episodi, alla genesi del
protagonista raccontata attraverso una sequenza di visioni surreali”
PRENOTA LA TUA COPIA ALLA MAIL REDAZIONE@FLORILEGIO.NET.
LIBRO+CD: 10 € (DONAZIONE CONSIGLIATA).
venerdì, febbraio 01, 2008
Il tempo della crisi

Ti hanno imposto più riforme che compleanni. Alle superiori
hai visto le votazioni salire fino a 100, il tuo fratellino va alle
scuole primarie e, all’università, ti hanno venduto il 3+2 come
fosse un’offerta irripetibile!
Tuo padre ha perso il suo vecchio lavoro e ora fa consulenze
a mesi alterni. Non sai più che fine abbia fatto quella tessera sanitaria che ha sostituito il vecchio libretto di carta, probabilmente è vicino alla tessera elettorale.
Quando a 15 anni ti sei iscritto al collocamento non avresti immaginato che sarebbe diventato l’attuale fantasmagorico centro per l’impiego (perfino più inutile). Scopri che puoi lavorare in solido con tuo padre con un unico contratto. Sei degli Ottanta e la storia parlerà di questo ventennio come di un periodo di recessione e crisi. Ma sono i tuoi ventanni, di questa tua vita, a perdersi nello schifo amministrativo di questi anni di brutta Italia.
lunedì, gennaio 21, 2008
SSS (stop step step)
Ci sono momenti in cui sei completamente assorto nello scorrere delle vite, le comprendi, ti blocchi e una musica priva di titolo riempie il tuo spirito.
Sei solo e vero, controlli il moto del tuo animo e risuoni come una nota splendida. Diventi tenero e ogni cosa appare mutata, persino bella. Nel cielo grigio scorgi un tono di azzurro e le colonne delle autovetture sono allineate perfettamente. Non scorgi rumore ma una sorta di amore per ciò che puoi vedere perché hai ancora attaccati addosso i tuoi magnifici occhi.
Sei solo e vero, controlli il moto del tuo animo e risuoni come una nota splendida. Diventi tenero e ogni cosa appare mutata, persino bella. Nel cielo grigio scorgi un tono di azzurro e le colonne delle autovetture sono allineate perfettamente. Non scorgi rumore ma una sorta di amore per ciò che puoi vedere perché hai ancora attaccati addosso i tuoi magnifici occhi.
domenica, gennaio 13, 2008
Quei bravi ragazzi

Audrey è rimasta bella ed elegante fino alla morte, ha dato voce all’Unicef e ha concluso la sua esistenza fra i bimbi neri d’Africa. Solo alla fine della sua carriera, come in una spirale, come tutti coloro che vogliono darsi e che combattono una vita per sopravvivere e poter assolvere la loro missione.
Tutto mi è apparso chiaro. Cosa sto a fare in ufficio? Perché spendo tutti questi soldi in luci e stoffe? Se alla fine, da piccolo, non volevo fare l’attore, ma sognavo di essere un missionario, qualche indirizzo sociale dovrò pur averlo! E non voglio finire come quei ragazzi che per stile dicono di voler fare i volontari nei PVS e poi li trovi in piazza a sorbire Campari… voglio fare e andrò via.
Per il mio destino, per compierlo ma con volontà certa… per ora guarderò i miei coetanei e gli adolescenti ma non saprò indicar loro nessun buon proposito perché è meglio parlare solo con chi è già adulto in fatto di sentimenti (almeno!) e ha le mie stesse preoccupazioni su queste società assurde. Non basta la spazzatura che ci stiamo dividendo per suscitare indignazione e rabbia? Amore e reazione come unica ricetta.
lunedì, gennaio 07, 2008
Un brivido

Il mio mestiere è triste. Sono un baciatore, bacio per vivere e resto povero. Stanotte, prima delle ore di ristoro, ho chiuso la mia vecchia macchina e una strana energia ha attraversato il mio corpo.
C’è un vento lieve che sposta le foglie e i rami ma che non mi scompiglia. Un vento amico che sembra non vedermi, tutto intorno la strada colma di foglie di castagno immerse in un paesaggio autunnale. Ma è gennaio, è caldo e un gruppo di foglie si dà alle danze con movimenti umani. Decido di godere di quest’aura magica. Un minuto è una vita nella completa fusione con la notte,
in un attimo mi sento ispirato, rincaso e scrivo, il fuoco nel camino spinge d’improvviso le sue fiamme e ricordo che oggi le fontane lasciano scorrere olio e che gli animali parlano. Un brivido un senso di metafisicità nella notte in cui le mamme si fingono brutte.
sabato, dicembre 29, 2007
FISCHI TRISTI
La delusione è quella caduta dell’umore e dei progetti che sembra essere la derisione della propria vulnerabilità.
Ci credo, immagino un futuro, penso che andrà così e agisco di conseguenza. Preparo il costume e vado in scena, è un costume d’epoca e non c’entra nulla con quelli ipermoderni indossati dagli altri.
Il copione è sbagliato, ho sbagliato. Che delusione!
Tutto questo tempo a memorizzare la parte e cucire i polsini alla camicia. Il gusto è indescrivibile, l’aroma di questo tradimento delle attese è penetrante e disgustoso. Sono inadeguato di fronte al pubblico che già si chiede che ruolo avrà l’unico anacronistico giullare. Mi tocca dire qualcosa,
pronunciare la mia battuta sperando che in qualche modo s’inquadri nel contesto o improvvisare un pensiero e attendere fischi e applausi.
Ci credo, immagino un futuro, penso che andrà così e agisco di conseguenza. Preparo il costume e vado in scena, è un costume d’epoca e non c’entra nulla con quelli ipermoderni indossati dagli altri.
Il copione è sbagliato, ho sbagliato. Che delusione!
Tutto questo tempo a memorizzare la parte e cucire i polsini alla camicia. Il gusto è indescrivibile, l’aroma di questo tradimento delle attese è penetrante e disgustoso. Sono inadeguato di fronte al pubblico che già si chiede che ruolo avrà l’unico anacronistico giullare. Mi tocca dire qualcosa,
pronunciare la mia battuta sperando che in qualche modo s’inquadri nel contesto o improvvisare un pensiero e attendere fischi e applausi.
domenica, dicembre 02, 2007
No ipse dixit

Quando c'erano le scritte di partito sulle pareti, e i comizi per l'elezione delle giunte comunali avevano i colori tradizionali dell'Italia che votava, molti candidati attribuivano i propri pensieri ai grandi maestri. Consuetudine, appresa a ogni livello, tirare nel discorso un grande nome a giustificare un'affermazione importante.
Subito il transito ad altro abuso: nessuna citazione nè richiamo ad altri sistemi di pensiero.
Tante particelle con la propria teoria ritenuta "assoluta", teorie senza riferimenti nè conoscenze, una sorta di presuntuosa verità che molti possiedono per scienza infusa.
Bocche riempite da affermazioni personali con pretesa di universalità, riempite da pensieri personali ma assoluti.
La presunzione di sapere sempre tutto e di essere "migliori" è una bella difesa (patetica).
lunedì, novembre 26, 2007
Non sentirmi imbecille

Fresco e non sorrido, voglio alzarmi solo se la tazza fuma di buon latte Stella.
Quello che era in vetro, grasso e che i pediatri prescrivevano in cambio di abnormi
tubi catodici e vacanze in vetta bianca.
Lunedì mattina è un dramma, ho dormito molto fra festeggiamenti, nessuna sveglia nelle solite
micro-vacanze della settimana terminata. Adoro il mio lavoro e le giornate corrono, forse troppo.
Non voglio andare, poi mi sbrino e faccio dieci ore di monitor, relazioni e idee con piacere e profondo amore. Forse è l’interruzione del breve riposo, forse la svogliata negligenza dell’homo faber, forse solo il freddo. Starei meglio di notte a parlare, scrivere e sentire. Salterei il mattino ma “Che fare?”. Ci sono regole nell’organizzazione e nelle concessioni solari. Così sbuffando sommo il respiro al fumo della Stella e mi rifaccio il gusto per inghiottire la pigrizia. Lunedì, eccomi!
domenica, novembre 18, 2007
Prova con questo

Sono a casa e non capisco cosa stia accadendo, piove tanto e non faccio caso alle stagioni.
Una domenica tranquilla prima dei nuovi corsi, da domani. Francese, leopoldogia internazionale, epistemologia delle macchine semplici e mi riprometto di frequentare con profitto.
Ma sono scazzato, i “miei” spendono un capitale per garantirmi università e svago. Poi l’affitto e qualche dubbio sul futuro. Qualche domenica fa ho creato un CV che ho spedito a cento aziende, ho inserito una laurea che non ho, eccellenze in lingua e informatica, ho creato un curriculum eccezionale ma nulla. Nessuna risposta, nessun colloquio, nessun lavoro e nessun soldo!
Prova, invia un tuo CV, come se avessi finito l’università e fossi laureato, come se fossi meglio di ciò che sei. A quel punto capisci che è tutta una farsa. Facciamo qualcos'altro, non pieghiamoci sui libri, non consumiamo le ore a corteggiare un voto. La realtà non è di carta, è comodo sperare e restare inerti, ma è una bugia, è il tempo che ci frega e non saremo mai più così forti.
La pigrizia della nostra domenica è l’angoscia impossibile che domani non ci farà dormire, di corsa a recuperare ciò che non potrà più essere.
domenica, novembre 11, 2007
Fa nulla, ‘fanc**o!

Mi alzo svogliatamente e trascorro le ore fra caffè, sigaretta e parole alla tv. Lavo la coscienza su MSN e, al massimo, inoltro due mail “catena” che non ho scritto personalmente ma che approvo per il loro oggetto sociale.
L’unico libro che cerco di finire da anni è "Buongiorno pigrizia" di Corinne Maier.
So che il mondo accoglie la gente organizzata in comunità strutturate come alveari o formicai e alcuni
producono le carte da gioco, altri le mischiano le danno sul tavolo e giocano, altri ancora osservano.
Io osservo, sono pigro e osservo. Pochi pensieri per vivere con calma senza compromissioni né emozioni ulcerose. Non combatto e mi rassegno sparpagliando qualche critica sul tavolo verde
dell’azzardo. Ho portato i capelli lunghi sulle spalle per otto anni ma non ho fatto nulla per
incarnare la mia rivolta, molti come me hanno aspettato troppo, hanno rimandato, sono diventati
adulti e precari, non flessibili ma fragili e poi indolenti per proteggersi dai cattivi. In fondo cosa
dovrei pretendere? Chi mi ama mi accetta e per me il lunedì è solo un’altra domenica bruciata fra
caffeina, nicotina e onde radio. Leggo un’altra pagina e poi pausa!
lunedì, novembre 05, 2007
Equilibri iniqui
Brutto stare sullo sperone dell'equilibrio. Si sta bene ma con paura,
si sta come d'autunno..
Eppure la sinusoide dell'esistenza si torce lungo un assone ricco di
stimoli, avventure e cedimenti.
All'equilibrio segue la caduta, si parlerebbe altrimenti di stasi.
Fasi di destabilizzazione, di risalita e di nuove pianure. Quando sei
insabbiato non hai nulla da perdere e se guadagni bene risali con gusto,
se sei nello spiazzo per un soffio tutto è più difficile. La notte fai brutti sogni
e le spalle sono vulnerabili. Poi c'è la sfida, la voglia di restare, di cadere
protetti dalla conchiglia inguinale.
Sentieri, delusioni, felicità, reload e tanti motivi ricamati per giustificare
un percorso iniquo, incline alla rottura e agli stimoli più torbidi.
Stiamo o risaliamo?
si sta come d'autunno..
Eppure la sinusoide dell'esistenza si torce lungo un assone ricco di
stimoli, avventure e cedimenti.
All'equilibrio segue la caduta, si parlerebbe altrimenti di stasi.
Fasi di destabilizzazione, di risalita e di nuove pianure. Quando sei
insabbiato non hai nulla da perdere e se guadagni bene risali con gusto,
se sei nello spiazzo per un soffio tutto è più difficile. La notte fai brutti sogni
e le spalle sono vulnerabili. Poi c'è la sfida, la voglia di restare, di cadere
protetti dalla conchiglia inguinale.
Sentieri, delusioni, felicità, reload e tanti motivi ricamati per giustificare
un percorso iniquo, incline alla rottura e agli stimoli più torbidi.
Stiamo o risaliamo?
lunedì, ottobre 29, 2007
Finito al lunedì
Oggi è un lunedì trascorso, una parola, due documenti e troppe aperture su fronti diversi, malsani e uggiosi.
Chiudo il desk e neppure il tempo di agire poeticamente, solo numeri, icone, mattanze, sospiri e grugniti. Adoro questo gioco, la poca luce, l’ora solare che stordisce in modo naturale. Adoro le piante senza radici, rugose, vestite d’autunno e fragili.
Fragili ife sottomesse al terreno pesante, zuppo e scuro come pece.
Driin, driin, facs facs, meill meill, toc toc e niente riflessione ma flusso d’intenso comunicare. Questa è la vita? Questa è la vita. Poco tempo e poco importa.
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